Logo del primo Circolo didattico di Pioltello

Circolo Didattico Pioltello 1

Via Togliatti - 20096 Pioltello
tel. 02/92101686, fax 02/92101688
aggiornato al
30 AGOSTO 2006

News del sito

  1. UN CONTRIBUTO A FAVORE DEL SOFTWARE "LIBERO"
    ...da "Educazione e Scuola"

  2. Smonta il bullo: parte la campagna nazionale del ministero contro la violenza

 

Smonta il bullo:
parte la campagna nazionale del ministero contro la violenza


20 Osservatori permanenti,
Numero verde nazionale 800 66 96 96,


sito www.smontailbullo.it, campagna nazionale di informazione e
sensibilizzazione, sanzioni più severe e percorsi di recupero

Fioroni: "si è toccato il fondo, nessuna possibilità di farcela
senza un'offensiva educativa"

Direttiva n.16

Roma, 5 febbraio 2007

"Bullismo, teppismo, violenza, guerriglia, atti di vera e propria barbarie giovanile: qualsiasi azione di contrasto rischia di rimanere incompiuta se non la affiancheremo con una vera e propria offensiva educativa per i nostri giovani": è quanto ha dichiarato oggi il ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni presentando al ministero la campagna nazionale contro il bullismo. Le lineee di indirizzo del ministro sono contenute in una Direttiva di 13 pagine inviata a tutte le scuole ma che è anche il frutto del lavoro di proposta che le stesse scuole hanno fatto arrivare in questi mesi. "La scuola - scrive Fioroni - è il terminale ultimo su cui convergono tensioni e dinamiche che hanno origine complessa nel nostro sistema sociale, compreso il bullismo, e rappresenta una risorsa fondamentale, l'istituzione preposta a mantenere un contatto non episodico ed eticamente strutturato con i giovani"

"Presentiamo questo Piano mentre sono in corso i funerali di Filippo Raciti - ha aggiunto Fioroni - . Prima di fermare il campionato dobbiamo fermare una mentalità, la stessa che entra e devasta gli stadi come le scuole. E questa mentalità dobbiamo fermarla subito".

SMONTA IL BULLO: CON CHI
Nessun Piano può sostituire l'impegno quotidiano di insegnanti, alunni e personale scolastico
Fioroni sottolinea nella Direttiva che "per prevenire e contrastare efficacemente fenomeni di bullismo, di violenza fisica o psicologica che vedono protagonisti una parte dei bambini e degli adolescenti, si deve sostenere e valorizzare il ruolo degli insegnanti, dei dirigenti scolastici e di tutto il personale tecnico ed ausiliario che, quotidianamente e senza "fare notizia", svolgono un'azione meritoria ed impegnativa per la realizzazione della funzione educativa che ciascuna istituzione scolastica autonoma è chiamata ad assolvere nel tessuto sociale in coerenza ai principi ed ai valori comuni della Costituzione italiana.

COME
E' alla singola scuola che spetta ricercare la strategia più idonea ed efficace nell'azione di educazione alla cittadinanza e di prevenzione del disagio, che potrà trovare espressione nel Piano dell'Offerta Formativa, documento fondamentale delle scuole autonome. A livello nazionale saranno previste:

1. Campagna di comunicazione differenziata rivolta agli studenti, ai dirigenti scolastici, ai docenti, al personale ATA e alle famiglie, che preveda azioni mirate per ogni ordine e grado di scuola, e che coinvolga stampa, radio e televisione.

Scuola dell'infanzia e scuola primaria
Rai, poster, editoria per i bambini: valorizzazione ed ampliamento delle finestre già presenti in alcuni programmi Rai finalizzate al riconoscimento, alla verbalizzazione ed espressione di sentimenti anche negativi; poster da affiggere all'interno delle scuole, che contengano immagini-messaggio particolarmente adatte e facilmente decodificabili dai più piccoli o realizzati da loro stessi; sensibilizzazione e possibile collaborazione con l'editoria rivolta ai bambini.

Scuola secondaria di primo e secondo grado
Portale dedicato, altri portali web, testimonial e tv: realizzazione di un portale internet, in collaborazione con scuole, studenti e consulte; messa in onda di spot televisivi e radiofonici scelti tra quelli elaborati dalle scuole; coinvolgimento dei portali WEB maggiormente frequentati dai giovani nella campagna di comunicazione; coinvolgimento di testimonial contro il bullismo e promozione di apposite iniziative nel palinsesto televisivo.


2. Un Osservatorio permanente in ogni Regione istituiti con fondi appositi presso gli Uffici Scolastici Regionali, con il compito di lavorare in stretta collaborazione con le istituzioni locali per la realizzazione di attività e per la valorizzazione del patrimonio di buone pratiche e di competenze che si sono sviluppate nel territorio. Garantiranno inoltre la rilevazione e il monitoraggio costante del fenomeno, il collegamento con le diverse istituzioni che si occupano di educazione alla legalità e la verifica delle attività svolte dai vari soggetti. Cureranno e favoriranno infine la promozione e il monitoraggio dei percorsi di informazione e aggiornamento destinati alle diverse componenti della comunità scolastica.


3. Numero verde nazionale 800 66 96 96:
Come funziona: 10 postazioni di ascolto seguite da una task force di esperti (psicologi, insegnanti, genitori e personale del ministero) e attivo dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 19: a questo numero si possono segnalare casi, chiedere informazioni generali sul fenomeno e su come comportarsi in situazioni critiche. Verrà messo a punto un database centralizzato per: garantire l'archiviazione e la riservatezza delle informazioni classificate; consentire l'elaborazione di statistiche tramite le quali migliorare le azioni in corso; effettuare interventi mirati e tempestivi.


4. Sito internet www.smontailbullo.it: sarà il punto di raccordo, di raccolta e divulgazione delle informazioni utili provenienti dagli osservatori e dagli operatori del numero verde, nonché una vetrina per le azioni e le campagne promosse dalle scuole


5. Sanzioni: attenzione e severità ma soprattutto percorsi di recupero
A) Le sanzioni disciplinari hanno una funzione educativa, come previsto dallo Statuto delle studentesse e degli studenti del 1998.
B) Anziché espellere lo studente, trasferendo il problema alle famiglie, alla strada o a un'altra scuola, si cerchi di responsabilizzare lo studente.
C) I regolamenti disciplinari delle scuole affrontino "le questioni connesse con il bullismo con specifica attenzione e severità". Si raccomanda che le sanzioni siano "eque, tempestive e proporzionate alla gravità" delle azioni".
D) La sospensione deve durare non più di 15 giorni. La deroga è possibile in due casi di particolare gravità: quando siano stati commessi reati e quando ci sia pericolo per l'incolumità delle persone: qui lo Statuto riconosce la possibilità di ricorrere ad un "rimedio estremo" e la durata dell'allontanamento (comma 9) "è commisurata alla gravità del reato ovvero al permanere della situazione di pericolo".
E) Si semplificheranno le procedure per le sanzioni disciplinari agli studenti ma si studieranno sanzioni che non si limitino ad allontanare i giovani dalla scuola, circostanza sempre pericolosa per la crescita e lo sviluppo della persona, ma offrano percorsi educativi di recupero.


6. Mezzi di comunicazione e reti informatiche
Il Ministero promuoverà una serie di azioni tese ad educare gli studenti sul corretto utilizzo della rete internet e delle nuove tecnologie, con particolare attenzione all'acquisizione di un utilizzo critico e competente degli strumenti di comunicazione e di intrattenimento e all'esigenza di far acquisire agli studenti il significato e il rispetto del diritto alla privacy propria e altrui.
Si promuoverà inoltre una campagna di comunicazione volta a sensibilizzare i genitori alla scelta dei videogiochi ponendo attenzione alla classificazione PEGI, il codice di autoregolamentazione adottato su scala europea dalle ditte produttrici di videogame.
In collaborazione con il Ministero delle Comunicazioni e il comitato "Tv e minori" si promuoveranno infine delle iniziative informative sul codice "Internet e minori" e un tavolo con le emittenti televisive e le principali case di produzione cinematografiche e televisive per contenere il fenomeno della violenza in tv e offrire occasioni di riflessione e discussione.


CYBERBULLISMO, la nuova frontiera della prevaricazione
"E' il "cyberbullying" - scrive Fioroni - "la nuova forma di prevaricazione, che non consente a chi la subisce di sfuggire o nascondersi e coinvolge un numero sempre più ampio di vittime, è in costante aumento e non ha ancora un contesto definito. Ciò che appare rilevante è che oggi non è più sufficiente educare a decodificare l'immagine perché i nuovi mezzi hanno dato la possibilità a chiunque non solo di registrare immagini ma anche di divulgarle. Di conseguenza la prevenzione ed il contrasto al bullismo sono azioni "di sistema" da ricondurre nell'ambito del quadro complessivo di interventi e di attività generali. Uno strumento insostituibile e centrale per affrontare questi fenomeni è lo studio delle materie curricolari che fornisce agli studenti le capacità per una decodifica approfondita della realtà insieme alla proposta di attività strutturate e coerenti con il percorso di formazione. Il valore educativo dell'esperienza scolastica, infatti, comprende e supera la sola acquisizione di conoscenze e competenze".

VIDEOGIOCHI: non sono solo violenza. Il videogioco è uno strumento e come tale può essere anche strumento didattico con valore artistico ed educativo e quindi un'opportunità: durante la conferenza stampa è stata firmata un'intesa in questo senso con l'Associazione Editori Software Videoludico Italiana.


 



UN CONTRIBUTO A FAVORE DEL SOFTWARE "LIBERO"
...da "Educazione e Scuola"

PROGRAMMI E RISORSE "LIBERI"

di Andrea Torrente

Premessa

Il "libero" ha dei ferventi sostenitori, ma non dei veri oppositori …. Coloro che non lo utilizzano lo guardano con una certa benevolenza, oppure con diffidenza o indifferenza, una filosofia che rifiuta istintivamente il monopolio e promuove la mutualizzazione delle competenze e la libera diffusione delle fonti.

I "programmi liberi", generalmente gratuiti, si affermano più stabilmente dei sistemi proprietari, ci si domanda per quale motivo non sono generalizzati, particolarmente nelle scuole dove la questione economica non può essere ignorata?

E’ senza dubbio perché la loro espansione è impedita da ostacoli più potenti della forza insopprimibile della libera circolazione. Tuttavia, i "programmi liberi" hanno portato una ventata di libertà nel campo delle tecnologie dell’educazione; tale circostanza diviene il cuore di un dispositivo di formazione; i programmi di tipo pedagogico si moltiplicano e sorgono parecchie distribuzioni LINUX per l’educazione. Sicuramente il problema gira attorno al sistema d’utilizzazione, poiché i programmi più ricercati sono finalmente dei "programmi liberi"…. che funzionano sotto Windows.

Ma che cos’è un "programma libero"?

Un "programma libero" è un programma il cui codice-generatore è aperto a tutti; ma esso è dapprima una filosofia, con i suoi principi ed i suoi ragionamenti.

Qualsiasi programma è scritto in un "linguaggio evoluto" e comporta delle istruzioni che ne costituiscono il "codice-generatore"; questo codice è immediatamente trasformato in "codice-oggetto", che è costituito da una serie incomprensibile di 0 e di 1, in maniera da poter essere eseguito da qualsiasi computer. Mentre i cosiddetti "programmi proprietari" sono forniti soltanto sotto la forma del loro codice-oggetto, i "programmi liberi" sono dei programmi il cui codice-generatore è accessibile. Si può, così, studiare il loro funzionamento, li si può modificare, adattare ai propri bisogni, copiarli e diffonderli a volontà.

Queste libertà sono accordate a condizione di farne beneficiare il maggior numero d’utenti possibile, in maniera tale che la "catena della virtù" non sia mai interrotta, come quando un programma di dominio pubblico diviene oggetto d’appropriazione privata. La "General Public License", la licenza di gran lunga la più diffusa, traduce sul piano giuridico questo genere di contratto.

La nozione di programma libero, si oppone, quindi, a quella di programma proprietario del quale l’utente acquisisce soltanto il diritto d’utilizzazione.

Dalla ricerca all’insegnamento

I meccanismi motori dei programmi liberi sono esattamente come quelli che prevalgono nella ricerca scientifica e, precisamente:

  • La libera circolazione dell’informazione
  • il ruolo della sua libera diffusione è talmente importante da costituire un obiettivo in sé alla quale corrisponde la pubblicazione del codice-generatore;
  • Il giudizio e la validazione dei pari; il punto forte dell’approccio al libero risiede nel "debugging", ossia la ricerca degli errori in un programma, effettuato da migliaia di sviluppatori ed utilizzatori;
  • La libertà di riutilizzare, riprendere, emendare, deformare, riformulare, estendere i contributi esistenti.

E’ emblematico il primo posto di "Linux" nell’utilizzazione dei programmi liberi; esso ha conosciuto in questi ultimi anni uno sviluppo significativo, particolarmente nel sistema educativo. L’obiettivo non è di sostituire un monopolio ad un altro, ma di instaurare una situazione di pluralismo tecnologico, più conforme alla cultura dei docenti ed alla missione del servizio pubblico d’istruzione.

Impatto finanziario ed educativo

Il "programma libero", considerato un fattore di regolazione dell’industria informatica, contribuisce ad uscire da una situazione di tariffe proibitive e di rendite, conseguenza della situazione di quasi monopolio che prevaleva nell’informatica destinata al grande pubblico. Inoltre, esso presenta delle caratteristiche di duttilità che sono un atout importante in campo educativo. E’ risaputo che è più importante insegnare i fondamenti di una disciplina, piuttosto che delle ricette preconfezionate; ciò presuppone nelle scuole una situazione di pluralismo culturale, che si ritrovi anche in ambito tecnologico. Nelle scuole in cui l’informatica è oggetto d’insegnamento, quando bisogna comprendere i principi ed il funzionamento dei sistemi, l’accesso al "codice-generatore" è indispensabile.

In maniera generale, esiste una reale convergenza fra la cultura del docente ed i principi del "libero": accesso ai saperi, diffusione universale, comprensione delle cose, attività in comune.

I "programmi liberi", grazie al diritto di copia non limitato con le licenze di tipo "General Public License", contribuiscono al principio d’uguaglianza degli alunni e degli insegnanti, i quali devono disporre a casa degli strumenti con cui lavoreranno in classe. Accanto a questi programmi, ovviamente, vi sono le risorse pedagogiche.

Esiste, infatti, un grado di trasferibilità dell’approccio del "libero" alla produzione di queste risorse. Si trova sul WEB una vera pletora di schede, documenti, scenari messi liberamente e gratuitamente in linea dagli insegnanti e dalle Associazioni di docenti. Queste risorse, prodotte in maniera cooperativa, danno luogo a delle pratiche di mutualizzazione e di scambio che sono possibili soltanto se sono state prodotte, come si dice in termini economici, a costo zero.

Il diritto, il commercio e la scuola

Il clima che circonda il "programma libero" non è sicuramente dei più tranquilli. Vi sono delle implicazioni, riguardo ai diritti derivanti dalla proprietà intellettuale (*), che possono sintetizzarsi come segue:

  • Quelle relative ai diritti di brevetto;
  • Quelle della durata e dell’intensità della protezione delle opere (diritto d’autore, diritto di citazione);
  • Quelle delle procedure civili e penali applicate per difendere questi diritti.

Si tratta, quindi, di questioni di carattere giuridico. Gli autori ed i diffusori di "programmi liberi" non dimenticano le disposizioni legali esistenti, in particolare quelle concernenti il diritto della proprietà intellettuale. Essi si oppongono a certe disposizioni nuove quali, ad esempio, quelle relative alla brevettabilità dei programmi informatici, che essi giudicano come tutela monopolistica (si veda il caso giudiziario della Microsoft davanti all’Antitrust).

Passiamo, ora, alle questioni di carattere economico. Esistono delle industrie che producono e diffondono i loro programmi secondo delle regole che non sono quelle del "libero". I creatori di "programmi liberi" non contestano la loro esistenza e non hanno come scopo prioritario quello di soppiantarle nel mercato. Essi denunciano, invece, dei comportamenti commerciali che giudicano irregolari, particolarmente, quando arrivano a privare gli utenti dell’informatica di uno dei diritti essenziali: la libertà di scelta.

Che la scuola voglia o no, deve interessarsi ai "programmi liberi", farsene un’idea e, se occorre, trarne partito. Gli insegnanti e gli allievi costituiscono, infatti, uno dei gruppi sociali che consuma informatica. D’altronde, la scuola è il luogo centrale dove sono presentate, studiate e trasmesse le opere dell’ingegno, questi beni comuni di cui i programmi informatici non sono che gli ultimi arrivati: la loro disponibilità e la loro libera circolazione sono indispensabili alla fondazione ed alla trasmissione di una cultura.

Le difficoltà dell'informazione

Per un momento dimentichiamo queste questioni e diamoci un po’ di respiro, ritornando alle fonti. La fonte dell’informatica, come il suo nome indica, è proprio l’informazione. Da molto tempo ci s’interroga sulla natura così particolare di questa nozione.

Per Gregory Bateson essa é: "Differenza che fa la differenza." Per il matematico Claude Shannon, invece, é: "Segnale che si propaga lungo un canale posto fra un emittente ed un ricevente".

Gli antropologi attirano la nostra attenzione su di un’altra caratteristica dell’informazione, importantissima per le nostre argomentazioni: "L’individuo che detiene l’informazione, trae di solito più vantaggi a trasmetterla che a conservarla". Di questa regola si possono dare innumerevoli esempi. Il fatto che l’informazione, contrariamente a tutti i beni tangibili, resta in possesso di chi la dà, gioca, evidentemente, un ruolo molto importante che, però, non è il solo: "La circolazione dell’informazione è alla base della costruzione sociale, essa accresce la sicurezza dei gruppi, è il motore della cultura, essa spiega in particolare la rapidità del progresso scientifico e tecnologico nell’epoca moderna.".

Le eccezioni alla regola generale esistono; è assai facile trovarne degli esempi, i famosi segreti ed informazioni confidenziali, ma essi sono poco numerosi e non rimettono in causa la legge generale che si applica in proporzioni schiaccianti.

L’informazione tende, in maniera generale, a diffondersi, a spandersi attraverso tutti i mezzi che trovano o inventano gli uomini che li detengono. Da questo punto di vista, l’informazione si comporta come l’acqua che sorge dalla fonte, cerca il pendio, l’anfrattuosità nella quale va ad infiltrarsi e dalla quale deborderà per scorrere di nuovo verso altri pendii, altre fenditure, altri bacini.

La regola antropologica che spiega la propensione dell’informazione a diffondersi, è equivalente alla legge fisica che fa infiltrare l’acqua dovunque sia possibile.

Se dobbiamo stupirci e interrogarci, non è, quando l’informazione circola ma, al contrario, quando non lo fa: c’è qualcosa o qualcuno che vi si oppone.

Alla stessa maniera, come non è facile impedire all’acqua di scorrere, non è facile impedire ad un’informazione di circolare. Per poterlo fare, bisogna costruire dei dispositivi complicati che interdicono la comunicazione fra le persone. Si tratta, per lo più, di dispositivi morali e giuridici completati da sistemi tecnologici di criptaggio.

Il ricorso a tali dispositivi e sistemi è talvolta giustificato, come nel caso dei dispositivi che proteggono la proprietà delle opere dell’ingegno, la vita privata dei cittadini, i segreti della difesa del paese.

L’applicazione di una misura che limita la circolazione dell’informazione, deve essere sempre giustificata e la sua portata deve essere limitata. Ciò suppone una posizione contraddittoria fra tutte le persone e tutti i gruppi interessati da vicino o da lontano dalla misura di restrizione prefigurata. Sono, in generale, le leggi dello Stato che devono regolamentare con chiarezza e precisione i vincoli alla libera circolazione delle informazioni.

Vantaggi della libera circolazione

L’informatica ed Internet hanno introdotto grandi facilitazioni nella circolazione dell’informazione.

Infatti, gli informatici occupano dei posti di tutto rilievo non soltanto perché sono i creatori dei programmi necessari al funzionamento dei computer e delle reti ma anche perché hanno trovato nella Rete uno strumento grazie al quale essi lavorano più velocemente e meglio. I sistemi tecnologici che essi hanno concepito e sfruttato si sono dimostrati di un’efficacia eccezionale, superiore a quella di tutti i sistemi di comunicazione esistenti in precedenza. Gli informatici sono stati i primi a trarne profitto, seguiti dagli scienziati, dagli amanti della musica, dai genealogisti, dagli insegnanti, per non citare che alcuni esempi.

Il "programma libero", di cui uno degli emblemi è il sistema operativo Linux, costituisce un episodio che segna questa storia e le sfide di cui essa è teatro.

Gli informatici che operano sotto il sistema della "General Public License", non abdicano ai loro diritti di proprietà né alla possibilità di trarne degli utili finanziari. Essi si accontentano di far circolare, oltre allo stesso programma, ciò che gli autori ed editori di "programmi proprietari" nascondono: il seguito delle istruzioni logiche di cui è costituito il programma, ciò che essi chiamano "codice-generatore".

(*) A tal proposito sono essenziali i due testi di P. Aigrain "Droits intellectuels et echange d’information" (www.freescape.eu.org) e "Où en sont les droits intellectuels positifs?" (www.sopinspace.com)