E’ emblematico il primo posto di "Linux"
nell’utilizzazione dei programmi liberi; esso ha conosciuto in questi ultimi
anni uno sviluppo significativo, particolarmente nel sistema educativo.
L’obiettivo non è di sostituire un monopolio ad un altro, ma di instaurare una
situazione di pluralismo tecnologico, più conforme alla cultura dei docenti ed
alla missione del servizio pubblico d’istruzione.
Impatto finanziario ed educativo
Il "programma libero", considerato un fattore
di regolazione dell’industria informatica, contribuisce ad uscire da una
situazione di tariffe proibitive e di rendite, conseguenza della situazione di
quasi monopolio che prevaleva nell’informatica destinata al grande pubblico.
Inoltre, esso presenta delle caratteristiche di duttilità che sono un atout
importante in campo educativo. E’ risaputo che è più importante insegnare i
fondamenti di una disciplina, piuttosto che delle ricette preconfezionate; ciò
presuppone nelle scuole una situazione di pluralismo culturale, che si ritrovi
anche in ambito tecnologico. Nelle scuole in cui l’informatica è oggetto
d’insegnamento, quando bisogna comprendere i principi ed il funzionamento dei
sistemi, l’accesso al "codice-generatore" è indispensabile.
In maniera generale, esiste una reale convergenza fra la
cultura del docente ed i principi del "libero": accesso ai saperi,
diffusione universale, comprensione delle cose, attività in comune.
I "programmi liberi", grazie al diritto di
copia non limitato con le licenze di tipo "General Public License",
contribuiscono al principio d’uguaglianza degli alunni e degli insegnanti, i
quali devono disporre a casa degli strumenti con cui lavoreranno in classe.
Accanto a questi programmi, ovviamente, vi sono le risorse pedagogiche.
Esiste, infatti, un grado di trasferibilità dell’approccio
del "libero" alla produzione di queste risorse. Si trova sul WEB
una vera pletora di schede, documenti, scenari messi liberamente e gratuitamente
in linea dagli insegnanti e dalle Associazioni di docenti. Queste risorse,
prodotte in maniera cooperativa, danno luogo a delle pratiche di mutualizzazione
e di scambio che sono possibili soltanto se sono state prodotte, come si dice in
termini economici, a costo zero.
Il diritto, il commercio e la scuola
Il clima che circonda il "programma libero" non
è sicuramente dei più tranquilli. Vi sono delle implicazioni, riguardo ai
diritti derivanti dalla proprietà intellettuale (*), che possono sintetizzarsi
come segue:
 | Quelle relative ai diritti di brevetto; |
 | Quelle della durata e dell’intensità della protezione delle
opere (diritto d’autore, diritto di citazione); |
 | Quelle delle procedure civili e penali applicate per
difendere questi diritti. |
|
Si tratta, quindi, di questioni di carattere giuridico. Gli
autori ed i diffusori di "programmi liberi" non dimenticano le
disposizioni legali esistenti, in particolare quelle concernenti il diritto
della proprietà intellettuale. Essi si oppongono a certe disposizioni nuove
quali, ad esempio, quelle relative alla brevettabilità dei programmi
informatici, che essi giudicano come tutela monopolistica (si veda il caso
giudiziario della Microsoft davanti all’Antitrust).
Passiamo, ora, alle questioni di carattere economico.
Esistono delle industrie che producono e diffondono i loro programmi secondo
delle regole che non sono quelle del "libero". I creatori di
"programmi liberi" non contestano la loro esistenza e non hanno come
scopo prioritario quello di soppiantarle nel mercato. Essi denunciano, invece,
dei comportamenti commerciali che giudicano irregolari, particolarmente, quando
arrivano a privare gli utenti dell’informatica di uno dei diritti essenziali: la
libertà di scelta.
Che la scuola voglia o no, deve interessarsi ai
"programmi liberi", farsene un’idea e, se occorre, trarne partito. Gli
insegnanti e gli allievi costituiscono, infatti, uno dei gruppi sociali che
consuma informatica. D’altronde, la scuola è il luogo centrale dove sono
presentate, studiate e trasmesse le opere dell’ingegno, questi beni comuni di
cui i programmi informatici non sono che gli ultimi arrivati: la loro
disponibilità e la loro libera circolazione sono indispensabili alla fondazione
ed alla trasmissione di una cultura.
Le difficoltà dell'informazione
Per un momento dimentichiamo queste questioni e diamoci un
po’ di respiro, ritornando alle fonti. La fonte dell’informatica, come il suo
nome indica, è proprio l’informazione. Da molto tempo ci s’interroga sulla
natura così particolare di questa nozione.
Per Gregory Bateson essa é: "Differenza che fa la
differenza." Per il matematico Claude Shannon, invece, é: "Segnale
che si propaga lungo un canale posto fra un emittente ed un ricevente".
Gli antropologi attirano la nostra attenzione su di un’altra
caratteristica dell’informazione, importantissima per le nostre argomentazioni:
"L’individuo che detiene l’informazione, trae di solito più vantaggi a
trasmetterla che a conservarla". Di questa regola si possono dare
innumerevoli esempi. Il fatto che l’informazione, contrariamente a tutti i beni
tangibili, resta in possesso di chi la dà, gioca, evidentemente, un ruolo molto
importante che, però, non è il solo: "La circolazione dell’informazione è
alla base della costruzione sociale, essa accresce la sicurezza dei gruppi, è il
motore della cultura, essa spiega in particolare la rapidità del progresso
scientifico e tecnologico nell’epoca moderna.".
Le eccezioni alla regola generale esistono; è assai facile
trovarne degli esempi, i famosi segreti ed informazioni confidenziali, ma essi
sono poco numerosi e non rimettono in causa la legge generale che si applica in
proporzioni schiaccianti.
L’informazione tende, in maniera generale, a diffondersi, a
spandersi attraverso tutti i mezzi che trovano o inventano gli uomini che
li detengono. Da questo punto di vista, l’informazione si comporta come l’acqua
che sorge dalla fonte, cerca il pendio, l’anfrattuosità nella quale va ad
infiltrarsi e dalla quale deborderà per scorrere di nuovo verso altri pendii,
altre fenditure, altri bacini.
La regola antropologica che spiega la propensione
dell’informazione a diffondersi, è equivalente alla legge fisica che fa
infiltrare l’acqua dovunque sia possibile.
Se dobbiamo stupirci e interrogarci, non è, quando
l’informazione circola ma, al contrario, quando non lo fa: c’è qualcosa o
qualcuno che vi si oppone.
Alla stessa maniera, come non è facile impedire all’acqua di
scorrere, non è facile impedire ad un’informazione di circolare. Per poterlo
fare, bisogna costruire dei dispositivi complicati che interdicono la
comunicazione fra le persone. Si tratta, per lo più, di dispositivi morali e
giuridici completati da sistemi tecnologici di criptaggio.
Il ricorso a tali dispositivi e sistemi è talvolta
giustificato, come nel caso dei dispositivi che proteggono la proprietà delle
opere dell’ingegno, la vita privata dei cittadini, i segreti della difesa del
paese.
L’applicazione di una misura che limita la circolazione
dell’informazione, deve essere sempre giustificata e la sua portata deve essere
limitata. Ciò suppone una posizione contraddittoria fra tutte le persone e tutti
i gruppi interessati da vicino o da lontano dalla misura di restrizione
prefigurata. Sono, in generale, le leggi dello Stato che devono regolamentare
con chiarezza e precisione i vincoli alla libera circolazione delle
informazioni.
Vantaggi della libera circolazione
L’informatica ed Internet hanno introdotto grandi
facilitazioni nella circolazione dell’informazione.
Infatti, gli informatici occupano dei posti di tutto rilievo
non soltanto perché sono i creatori dei programmi necessari al funzionamento dei
computer e delle reti ma anche perché hanno trovato nella Rete uno strumento
grazie al quale essi lavorano più velocemente e meglio. I sistemi tecnologici
che essi hanno concepito e sfruttato si sono dimostrati di un’efficacia
eccezionale, superiore a quella di tutti i sistemi di comunicazione esistenti in
precedenza. Gli informatici sono stati i primi a trarne profitto, seguiti dagli
scienziati, dagli amanti della musica, dai genealogisti, dagli insegnanti, per
non citare che alcuni esempi.
Il "programma libero", di cui uno degli emblemi
è il sistema operativo Linux, costituisce un episodio che segna questa storia e
le sfide di cui essa è teatro.
Gli informatici che operano sotto il sistema della "General
Public License", non abdicano ai loro diritti di proprietà né alla
possibilità di trarne degli utili finanziari. Essi si accontentano di far
circolare, oltre allo stesso programma, ciò che gli autori ed editori di
"programmi proprietari" nascondono: il seguito delle istruzioni logiche
di cui è costituito il programma, ciò che essi chiamano
"codice-generatore".
(*) A tal proposito sono essenziali i due
testi di P. Aigrain "Droits intellectuels et echange d’information" (www.freescape.eu.org)
e "Où en sont les droits intellectuels positifs?" (www.sopinspace.com)